La scorsa settimana ho visto il film "Viva la libertà" di Roberto Andò, protagonista Toni Servillo nella duplice parte di Enrico Olivieri segretario di un partito politico e del fratello gemello Giovanni Ernani filosofo.
Enrico Olivieri è il segretario di un partito in difficoltà per il calo di consensi. Decide di uscire di scena per un certo tempo fingendo di avere un problema di salute, per vedere come se la cavano i suoi collaboratori che si aspettano la soluzione. Un imprevisto che spiazza tutti, e per rimediare a questa uscita di scena un dirigente del partito chiede al fratello gemello di ricoprire per poco tempo la posizione di segretario.
La scena ispiratrice vede il fratello gemello sul palco per un comizio con tutto il pubblico di fronte a lui, alle sue spalle un enorme tricolore con tante parole ispiratrici e di effetto, scritte al centro della bandiera.
Già prima di iniziare il discorso il "falso leader" dimostra tutto il suo carisma con una lunga pausa piena di pathos, che trattiene tutto il pubblico in silenzio. Anche l'inizio del discorso è di rottura, perché tra le tante parole sullo sfondo, che secondo la direzione del partito dovrebbero indicare il cammino da seguire, ne manca una che è la più amata dal leader: questa parola è PASSIONE.
Per dare ancora più enfasi al messaggio si rivolge a una persona tra il pubblico perché la passione per definizione è individuale. Ma in realtà il suo invito è rivolto a tutti i presenti, chiamati a guardarsi dentro, per cercare e trovare questa emozione, liberarla, farla uscire, affinché sostenga tutte le altre parole scritte sulla bandiera che sono ideali. Perché gli ideali senza emozioni non hanno forza, mancano di energia.
L'invito del leader è rivolto a tutti i presenti chiamati ad animare ogni loro idea perché la forza di un'organizzazione radica proprio nelle idee di tutte le persone che ne fanno parte, se sono capaci di vivere la loro vita con passione.
Giovanni Ernani con il suo incipit ci spinge a far emergere quel leader che si trova in ognuno di noi, ma che troppo spesso cerchiamo negli altri. Quante volte ignoriamo questo nostro potenziale? Preferiamo una interpretazione ristretta del concetto di leadership, che ci porta a vedere il leader solo nella persona che è al vertice di una organizzazione come il partito, il Comune o l'azienda.
In realtà è solo con una definizione più ampia del concetto di leadership che siamo protagonisti della nostra vita, e così portare creatività ed entusiasmo in ogni organizzazione sociale che sia il condominio, la nostra associazione sportiva, o l'azienda in cui lavoriamo.

Ogni idea ha bisogno di muoversi e si regge su una schiena dritta.
Questa tessera fa parte della sesta faccia del cubo di Rubik dedicata alla leadership. É un concetto che in tutti noi dovrebbe avere una connotazione più ampia e diffusa di quel che ha realmente, per dare energia e concretezza alle idee con il fine di incidere nel lavoro quotidiano e avere migliori risultati. Come la trasformazione del direttore amministrativo di una PMI.
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